L’Amministrazione statunitense ha concluso l’indagine avviata ai sensi della Section 301 del Trade Act del 1974 sul contrasto ai prodotti realizzati mediante lavoro forzato, adottando misure che riguardano anche l’Unione europea.
Per le esportazioni europee verso gli Stati Uniti, il risultato appare più favorevole delle attese. Washington ha infatti stabilito che, per i prodotti UE, la somma tra il dazio ordinario americano (MFN) e l’eventuale dazio aggiuntivo Section 301 non potrà superare il 10%, una soglia inferiore al limite del 15% previsto dalla recente Dichiarazione Congiunta UE-USA.
In pratica:
- se il dazio MFN applicato dagli Stati Uniti è inferiore al 10%, verrà aggiunto un dazio fino a raggiungere il 10%;
- se il dazio MFN è già pari o superiore al 10%, non verrà applicato alcun ulteriore dazio Section 301.
Un secondo elemento positivo riguarda il numero delle esenzioni merceologiche introdotte dall'USTR (United States Trade Representative). Dopo la consultazione pubblica, gli Stati Uniti hanno ampliato l'elenco dei prodotti esclusi dalle nuove misure, includendo numerose materie prime, prodotti agricoli, alimentari, chimici, farmaceutici e componenti industriali considerati essenziali per l'economia americana.
Per le imprese esportatrici italiane, in particolare nei comparti agroalimentare, vitivinicolo, lattiero-caseario e manifatturiero, l'impatto delle nuove misure risulta quindi più contenuto rispetto agli scenari ipotizzati nei mesi scorsi. Rimane tuttavia necessaria una verifica puntuale delle singole classificazioni doganali e delle eventuali esclusioni applicabili.
L'esito dell'indagine sul lavoro forzato non chiude però il capitolo dei rapporti commerciali tra Bruxelles e Washington. Resta infatti aperta una seconda procedura Section 301 avviata dagli Stati Uniti nei confronti dell'UE sul tema della sovraccapacità produttiva industriale, i cui sviluppi potrebbero influenzare il quadro tariffario nei prossimi mesi.